Castelmola

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Castelmola: L’acropoli di Taormina- Il Viaggio in Sicilia

Castelmola: L’acropoli di Taormina

A’ Mòla, in siciliano, è un Comune italiano di 1.087 abitanti della Città metropolitana di Messina. Cittadina a vocazione turistica, determinata dalla estrema vicinanza a Taormina.
Il nome Castelmola deriva dal castello normanno che sovrasta il centro abitato e dalla forma della rocca su cui si trova, vagamente somigliante ad una mola di pietra (la macina del mulino).

Le origini di Castelmola

Mylai era il nome del primo insediamento, risalente all’Età del ferro (VIII secolo a.C.), opera dei Siculi. Ciò è testimoniato dal ritrovamento della necropoli di Cocolonazzo. Le ceramiche con decorazioni dipinte a motivi geometrici, restituite dalle sepolture a grotticella artificiale, hanno consentito di determinare l’origine dell’abitato. Nel 396 a.C. Dionisio, tiranno di Siracusa, assedia Mylai, ma viene sconfitto dai Siculi, che respingono l’assalto. Nel 392, lo stesso Dionisio, ritenta l’attacco, con maggiore fortuna e riesce ad occupare la zona. Alla sua morte, nel 367, la città è presa in mano da Andromaco che costruisce il centro abitato a piano delle Ficare, erige nuove fortificazioni, realizza cisterne, di cui esistono ancora tracce lungo il percorso, e serbatoi per l’acqua, migliorando così le condizioni di vita.

Tindarione, che governa la città, alla morte di Andromaco, la pone sotto protezione di Pirro, ma, durante la Prima Guerra Punica, viene conquistata da Gerione di Siracusa, che la governa fino al 214. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la città segue il destino dell’Isola, passando sotto l’influenza bizantina. Il primo agosto 902, i Saraceni di Hibraim, riescono a far breccia nelle fortificazioni della città e devastano l’abitato. Solo il castello resiste all’attacco dei Mori che si dirigono verso Taurmenium, attraversando la porta che da allora è detta “dei Saraceni”.

Il dominio arabo si conclude nel 1078, con l’ascesa di Ruggero il Normanno che conquistata Taormina, dopo sette mesi d’assedio, espugna anche la fortezza di Mola. Ruggero costruisce un nuovo centro abitato intorno al castello, chiamato Mola. Quale ringraziamento alla Madonna fece anche erigere la chiesetta della Ss. Annunziata, posta nei pressi dell’abitato.

Nei secoli successivi, il paese perde il suo carattere difensivo, ma assume un ruolo politico riconosciuto. Affidata ai nobili fedeli al re, Mola appoggia dapprima gli Svevi contro gli Angiò, restando fedele al casato Hohenstufen fino all’ultimo, poi nel 1282, durante i Vespri Siciliani, insorge contro gli Angioini schierandosi a favore degli Aragonesi. Nel 1738 Mola entra a far parte del regno delle Due Sicilie, e nel 1860, alla fuga dell’esercito borbonico inseguito dalle truppe garibaldine, vota l’annessione al Regno d’Italia. Nel 1928 Castelmola fu annesso al Comune di Taormina, questo periodo fu particolarmente negativo in quanto la crescita economica attraversò anni di immobilità che di certo non le giovarono, questa parentesi fortunatamente non durò a lungo perché nel 1947 riacquistò l’autonomia.

L’aspetto del paese, la struttura urbanistica medievale si è mantenuta completamente inalterata fino al 1928, anno in cui, per creare l’accesso fino al centro urbano, venne del tutto modificata l’affascinante entrata del borgo. Una scalinata quasi intagliata nella roccia conduceva ai piedi del Castello, fino alla porta vera e propria di entrata nel centro; a mantenere l’idea di quello che era, rimane l’Arco d’entrata posto su una gradinata in pietra calcarea, l’Auditorium Comunale conserva al suo interno le straordinarie foto che ne testimoniano la bellezza.

Piazza Sant’Antonio: Il belvedere

Costruita nel 1954, la piazza è il belvedere sulla sottostante Taormina. Presenta una pavimentazione a mosaico in pietra bianca e pietra lavica con marciapiedi alberati dove sono collocati sedili in pietra. Defilato sulla destra, si trova l’antico arco che segna l’ingresso del paese, venne posto su una gradinata in pietra, che ne enfatizza la bellezza.


Il Castello

Del castello restano i ruderi delle poderose mura normanne, e non è possibile stabilire con esattezza l’epoca di costruzione. L’unico elemento certo, in merito all’edificazione di quest’opera difensiva, proviene dalla dicitura greco bizantina del X secolo, incisa nella lapide marmorea posta sulla facciata del duomo, che recita: “questo castello fu costruito sotto Costantino, patrizio e stratega di Sicilia”. Nonostante questo faccia presumere una collocazione in epoca medioevale la maggior parte degli storici concorda con una più antica edificazione nel periodo romano. Nel 1334, sotto il regno di Pietro d’Aragona, fu cinto di mura e reso inaccessibile per essere utilizzato come fortezza e prigione funzionale anche alla vicina Taormina.

Il castello di Mola fu per secoli l’anello più forte della catena difensiva peloritana composta dai manieri di Milazzo, Ficarra, Tripi, Castroreale, Castiglione e Francavilla; rappresentando per i diversi conquistatori il punto nevralgico da espugnare per assumere il controllo del territorio. Altro riferimento storico proviene dall’emblema posto sulla sommità dell’arco d’ingresso che presenta la dicitura: “Castello fedele a Sua Maestà – anno 1578”.


Il Duomo

La Chiesa Madre, ricostruita tra il 1934 e il 1935 sulla preesistente cattedrale, è intitolata a San Nicola di Bari. Architettonicamente presenta una commistione di stili: dal romanico al gotico, dall’arabo al normanno. Della cinquecentesca chiesa originaria sono stati rimontati il portale laterale e l’arcata del coro, oltre agli altari e al pulpito in noce intarsiato, risalenti però al XVIII secolo. L’ingresso principale del Duomo, laterale rispetto alla piazza, prospetta su uno straordinario belvedere dal quale si può ammirare l’imponente mole dell’Etna, che domina il golfo di Naxos.

Da visitare anche la chiesa di San Giorgio, la chiesa di San Biagio e la chiesa dell’annunziata.


Le specialità di Castelmola

Castelmola è il paese del vino alla mandorla.
Il Vino alla mandorla è un vino bianco, secco, aromatizzato, con alcool delle migliori qualità in infusione con mandorle amare, erbe, essenze agrumarie, Zibibbo e caramello.

L’inventore del Vino alla Mandorla è sicuramente Don Vincenzo Blandano, fondatore del primo locale di Castelmola, Taverna San Giorgio chiamata così in onore del santo patrono molese, poi chiamato solo successivamente Antico Caffè San Giorgio, fondato nel 1700.

Don Vincenzo Blandano, titolare dell’antico Caffè S. Giorgio, era solito offrirlo in segno di benvenuto agli ospiti che si arrampicavano su per il colle di Mola. Creò questo vino aromatizzato usando le antiche tecniche greche di infusione e lo chiamò proprio “Blandanino”, un liquore misterioso ambrato scuro dentro il quale si fondevano diversi odori e sapori della sua Sicilia.

Altri prodotti tipici molesi:
Pane casereccio, maccheroni fatti in casa, miele, cuddure (ciambelle pasquali fatte con le uova), mandorle chiazziate, ossia zuccherate, mostarda, fichi secchi con le noci, vino, olive e capperi, sono gli altri prodotti di questa terra generosa.


La Festa di San Giorgio

Il 23 aprile si svolge ogni anno la festa religiosa dedicata al patrono san Giorgio. Non è noto il motivo esatto che ha portato alla scelta di questo Santo come patrono ma si può ritenere che questa abbia origini molto antiche. Gli abitanti attendono questo appuntamento con molta devozione e sentimento e preparano, attraverso la parrocchia, il comitato san Giorgio e la collaborazione del comune, i festeggiamenti trasportati da una calorosa partecipazione. L’evento si protrae per almeno quattro giorni caratterizzato da spettacoli di intrattenimento e da una piccola fiera lungo la strada d’accesso al paese. Dal 2008, si festeggia anche la “Primavera nel Borgo”, festa della primavera.


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