Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale

Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale
Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale- Il Viaggio in Sicilia

393ª edizione della Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale.

I festeggiamenti dedicati al SS. Crocifisso durano tre giorni: 1, 2 e 3 maggio.

Oltre tre secoli di devozione sono trascorsi da quel lontano 1626 in cui fu sconfitta la peste ed il simulacro del Santissimo Crocifisso di Monreale fu portato in processione per grazia ricevuta.

Da allora, tra i Monrealesi e l’effigie del Crocifisso, è nato un rapporto familiare che non sembra affatto deteriorarsi, anche perché il Cristo in croce, nella cultura popolare, rappresenta il protettore dalle possibili disgrazie, l’intercessore per i bisogni di tutti.

Tra storia, fede, e un po’ di leggenda, il paese rivive una delle più antiche tradizioni religiose che si articolano nei primi tre giorni di maggio e culminano con la solenne processione del Crocifisso per le vie cittadine.

Il 3 di maggio il Crocifisso sfila su una vara per le strade del borgo, in una processione carica di commozione e di fede, che termina nella seicentesca chiesa della Collegiata, a cui Papa Urbano VIII conferì nel 1640 il titolo di “Insigne”, al grido: “u nostru Patri ritorna a la casa”, con i fedeli che rispondono: “Grazia Patruzzu amurusu! Grazia”.

Le origini  della festa sono legate ad una leggenda che narra che intorno al 1540 alcuni mercanti di Monreale e Palermo in viaggio nel Mediterraneo, incrociarono un vascello turco, sul quale notarono che l’equipaggio trattava in modo irriverente un Crocifisso. Scandalizzati da quel comportamento, riscattarono l’oggetto sacro, versando ai turchi tutto il danaro che avevano.

La leggenda, come riferisce il Pitrè, vuole il Crocifisso arrivare a Monreale quasi per miracolo, conteso lungamente dai palermitani che ne rivendicavano la proprietà. La decisione finale fu lasciata ad un carro trainato da buoi, su cui fu posto il simulacro: i buoi furono avviati e fu deciso che il punto della loro ultima sosta avrebbero indicato il luogo di permanenza definitiva. I buoi, dopo il loro ignaro peregrinare, terminarono il viaggio proprio dove oggi sorge la chiesa della Collegiata a Monreale, divenuta poi abituale sede del simulacro.

In realtà gli storici hanno accertato che con ogni probabilità il Crocifisso di Monreale fu opera del famoso scultore siciliano Antonello Gagini, su commissione di monsignor Girolamo Venero, allora arcivescovo di Monreale. Esso fu realizzato con una speciale mistura composta di tela, gesso, colla e carta pesta, distesa su una struttura di assi di legno, esattamente come il Crocifisso di Assoro, attribuito allo stesso artista.
La festa del crocifisso di Monreale si celebrava nella Collegiata secondo il rito della “calata dei veli”, un’antica tradizione iniziata dall’Arcivescovo Venero che voleva il simulacro del SS. Crocifisso sempre celato da sei veli, recanti alcune raffigurazioni che lui stesso aveva realizzato.

Oggi l’immagine del SS. Crocifisso viene coperta dai veli nel periodo di Quaresima, per essere scoperta solo nei venerdì di Quaresima. Un’altra particolarità della festa, che risale ai tempi del vescovo Venero, è il culto dei fiori del Crocifisso, come riporta il Pitrè in “Feste patronali in Sicilia” «È fama che quando l’Arcivescovo Venero si dichiarò guarito dalla peste, sull’altare nel quale egli celebrava ed ai piedi del Crocifisso fossero sparsi in larga copia fiori d’ogni genere, e specialmente rose. Non dimentichiamo che erano i primi di Maggio. In quell’istante i fiori benedetti da Cristo furono dal Venero fatti distribuire tra i fedeli presenti, come protettori della pestilenza. I fiori operarono, nelle singole case ov’erano portati, il miracolo che l’Arcivescovo aveva ottenuto dal Crocifisso: la pestilenza cessò». Per questo motivo il giorno della festa si usava distribuire i fiori, ritenuti miracolosi.

Il 3 maggio, dopo la celebrazione della Messa Solenne, ha luogo la tradizionale discesa dall’altare della venerata immagine che, posto sullo zoccolo della “Vara”, viene portato in processione per le vie cittadine, accompagnato da una moltitudine di fedeli che con i fiori e i propri fazzoletti sfiorano delicatamente le membra adorate del SS. Crocifisso. La processione si conclude a notte inoltrata con il rientro del Simulacro nella Basilica Cattedrale.


Programma religioso

1 Maggio ore 18:30 – Santuario Santissimo Crosifisso. Cerimonia dei passaggi e vestizione dei nuovi Confrati;
2 Maggio ore 19:00 – Santuario Santissimo Crocifisso. Vespri Solenni presieduti da Monsignor Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale;
3 Maggio ore 11:00 – Santuario Santissimo Crocifisso. Solenne Pontificale presieduto da Monsignor Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale;
3 Maggio ore 14:00 – Tradizionale discesa del Simulacro del Santissimo Crocifisso;
3 Maggio ore 18:00 – Inizio Processione in onore del Santissimo Crocifisso.


I fratelli del Santissimo Crocifisso

Nel pomeriggio del 3 di maggio l’inizio della processione è preceduta dall’imponente sfilata dei fratelli di bianco vestiti, col rosso della fascia e del ricamo della tovaglia, che attraversa tutto il corso principale, straripante di popolo; il corteo viene anticipato dalla banda musicale, dagli stendardi delle estinte confraternite e dal folto gruppo dei Probandi e Novizi.

Alcuni fratelli sostengono quattro grandi ruote di fiori con cui saranno adornati i lati della “Vara”: anch’essa è un’opera artigianale che porta i segni di una vera opera d’arte. Composta a monte per raffigurare il calvario e adornata con puttini che recano in mano il segno della Passione, l’attuale “Vara” è stata rimessa a nuovo nel 1945 e di recente restaurata.

La “Vara” è portata a spalle da 40 uomini appartenenti alla confraternita del SS. Crocifisso o “Fratellanza”. Il privilegio è ereditario ed ebbe inizio nel lontano 1709, nascita della Pia congrega, prima che il simulacro fosse affidato ai laici. Difatti, nel 1626, il fercolo era trasportato da 12 canonici-custodi e accompagnati da altri 12 canonici con un cero in mano.

Indossano un abito peculiare i fratelli, da più di un secolo: un fazzoletto bianco copre il capo, la camicia bianca con pantaloni dallo stesso colore, un nastro rosso attornia i fianchi, impilato alla tovaglia bianca che porta l’immagine del SS. Crocifisso e la scritta. Le scarpe sono facoltative, ma devono essere rigorosamente bianche.

Il bianco per indicare la purezza con cui ci si deve avvicinare alla bontà misericordiosa di Cristo, e il rosso simbolo dell’amore e del sangue sparso sulla Croce. Abbigliati in questa maniera essi sono ammessi ad “accuddari”: il termine, che può tradursi in “accollarsi”, indica il modo di portare a spalla la vara, mettendo cioè il collo a contatto con l’asta, mentre la spalla sinistra o destra deve servire per alzare il fercolo, alquanto pesante.

Il suono di un campanello annuncia l’avvio. Il Crocifisso comincia il suo lungo percorso per le strade del paese, talvolta assai strette, accompagnato dalle giaculatorie dei fratelli che implorano le grazie al “Patruzzu Amurusu”.

Un fratello fra i più adatti, ad alta voce e con la mano destra in avanti, lancia il grido, ripetendo ora una, ora l’altra invocazione. In coro il gruppo risponde ad una sola voce “Grazia”, e ad ogni richiesta supplichevole è associato un battimano.

A tarda notte, quando il simulacro fa ritorno in Chiesa, i fiori che hanno addobbato la vara vanno a ruba: essi, infatti, rappresentano per i fedeli un potente rimedio contro le disgrazie e le malattie.

Durante tutto il mese di maggio molti fedeli compiono il “viaggio” in onore del Crocifisso, ripetendo l’itinerario della processione, con ceri accesi e a piedi scalzi, eseguendo una “promissione”: in altre parole un voto per grazia ricevuta.

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