I megaliti dell’Argimusco

I megaliti dell’Argimusco
I megaliti dell’Argimusco- Il Viaggio in Sicilia

I megaliti dell’Argimusco: la ”Stonehenge” italiana a Montalbano Elicona (ME).

L’altopiano dell’Argimusco, suddiviso tra i comuni di Montalbano EliconaTripi e Roccella Valdemone. Il luogo si trova poco a nord dell’Etna, all’incirca al confine tra i monti Nebrodi e i Peloritani. Qui si erge l’unico esempio di sito megalitico in Sicilia intorno ai quali aleggia ancora un’aura molto densa di mistero, probabilmente destinato ad non essere mai sciolto. Un gruppo di grandi rocce di arenaria quarzosa svettano sugli oltre mille metri di altitudine dell’altopiano modellati in forma curiosa e suggestiva. La tradizione popolare riconduce questi megaliti all’opera di popolazioni preistoriche: si tratterebbe quindi di antichi menhir e quasi irriconoscibili dolmen. Ma i geomorfologi e gli archeologi propendono piuttosto per una loro origine assolutamente naturale, dovuta in particolare all’erosione eolica, anche perché nei loro pressi non sono stati trovati resti significativi di presenza umana come ceramiche, utensili, ossa, ecc. Resta comunque il fatto che tali pietre mostrano segni che, a detta di qualcuno, testimonierebbero almeno una attenzione dell’uomo nei loro confronti riconducibile ad attività di osservazione del cielo e a qualche pratica rituale forse legata ai cicli delle stagioni e ai principali fenomeni astronomici dell’anno. Qualunque sia la verità, certo è che il luogo è diventato meta di appassionati di archeoastronomia o di semplici curiosi con la passione per il Mistero.


Il nome Argimusco

Secondo il professore Gaetano Pantano il nome Argimusco deriva dal greco “arghimoschion”, ossia “altopiano delle grandi propaggini”. L’aggettivo farebbe riferimento alle Felci che solitamente crescono nella zona. Secondo altri il toponimo deriva dalla risultanza in greco antico di λαμπρός = “splendente” e dal latino Muscus (muschio o felce) dunque “Splendente muschio”.
In ultimo è stata azzardata una derivazione araba da Mursya (acqua pesante), alla quale i più contrappongono una derivazione latina da agri-muscus “campo di muschio” , traslitterato per metatesi dal dialetto siciliano in argi-muscus.


I megaliti

L’Argimusco evoca quindi, come dicevamo, epoche remote nelle quali luoghi alti e ben orientati si prestavano all’osservazione del cielo, a quel tempo motivo di interesse pratico ma anche fonte di ispirazione mistico-rituale. Osserviamo quindi i megaliti secondo un itinerario tracciato sull’altopiano, lasciandoci trasportare dalle suggestioni che forme e collocazione riescono a trasmettere. Parleremo solo dei megaliti principali, quelli che per forme, dimensioni e segni misteriosi hanno maggiormente sollecitato la fantasia popolare o un interesse scientifico.

Cominciamo dai cosiddetti “menhir” Maschile e Femminile, due monoliti ben visibili da due diverse angolazioni che evocherebbero un legame simbolico con la fertilità e la nascita. Sono separati da un varco che consente di osservare il sorgere del sole.

Il Mammut
Per la forma evocante il preistorico pachiderma. Fra i suoi anfratti crescono bellissimi esemplari di Agrifoglio.

Il volto
In realtà non è l’unica roccia a ricondurre a profili umani, ma questa si fa notare per la particolare verosimiglianza.

L’Aquila 
È forse uno dei megaliti più suggestivi dell’intero gruppo perché richiama allo sguardo e alla mente in modo potente il nobile rapace che nelle antiche culture, oltre ad essere simbolo di regalità, compariva rappresentato con funzioni di animale psicopompo ossia di scorta alle anime dei defunti nel loro viaggio verso l’aldilà. Pare infatti che il becco di questa misteriosa “scultura” dell’Argimusco sia orientato verso una non lontana necropoli.

Il Santuario o il Pluviometro
Che presenta sul fronte strane incisioni parallele che sembrerebbero destinate alla raccolta dell’acqua piovana poi convogliata in alcune concavità scavate nella roccia, forse inerenti a culti legati alla pioggia.

L’Orante o Dea Neolitica 
Uno dei monoliti che colpiscono maggiormente l’immaginario del visitatore, soprattutto se osservato alla luce del tramonto. Si tratta di un apparente profilo di donna in atteggiamento di preghiera, delineato nella sagoma della roccia. L’effetto ottico crea la sagoma di un’alta figura a mani giunte, avvolta in un lungo peplo, che sembra in atteggiamento contemplativo. Un’antica leggenda popolare vuole che quella figura altri non sia stata che una donna virtuosa, detta Marta d’Elicona,  la quale, per sottrarsi alle lusinghe di un demone dei boschi, preferì farsi tramutare in pietra. Qualcuno è dell’avviso che parte dello stesso megalite, associato ad una vasca per la raccolta dell’acqua, abbia svolto funzione anche di Osservatorio luni-solare.

Il sacerdote
Questa roccia è nota anche con il nome: il Guerriero. Vista da nord ricorda un viso umano allungato, con un foro in corrispondenza dell’occhio. Secondo alcuni studiosi l’occhio era legato a un possibile uso astronomico della roccia.

La Grande Rupe 
È un altro imponente megalite che sembra delineare un gigantesco volto. Si trova allineato con l’Orante da cui lo separa uno spazio che permette di osservare il tramonto.

Tetraedro
Una roccia orientata verso nord e da alcuni considerata con maggiore probabilità un’opera dell’uomo.

La Vasca
Non è una megalite, ma una cavità rettangolare intagliata nella roccia, dalle dimensioni di circa 1,5 X 0,5 metri, ubicata proprio sopra la testa dell’Orante. L’uso non è chiaro. Forse era una vasca per la raccolta delle acque piovane, forse una vasca per riti battesimali o di guarigione o una tomba rupestre. È la più grande delle vasche con cavità artificiali presenti nel sito.

Il Babbuino
È una piccola roccia affiorante che ricorda vagamente il viso di un babbuino.

Le Rocche Incavalcate 
Sembrerebbero quello che resta di alcuni dolmen crollati di Portella Calvagna. Non sembrano invece riconducibili a particolari significati, ma solo alla bizzarria degli elementi, i cosiddetti Parti della Roccia, forme di erosione che hanno scavato la superficie rocciosa lasciandone emergere delle sfere o semisfere quasi perfette, di cui il sito presenta diversi esemplari.


Visite guidate

L’associazione messinese: “Progetto Futuro Migliore” organizza visite guidate all’Argimusco e a Maontalbano Elicona.

Per informazioni telefonare ai seguenti nn. 392 9619468, 346 8829976, 329 3913592 o inviate una mail a info@associazionepfm.it


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