Il Castellaccio di Monreale

Il Castellaccio di Monreale
Il Castellaccio di Monreale- Il Viaggio in Sicilia

Il Castellaccio di Monreale o Castello di S. Benedetto 

Si erge sulla cima del Monte Caputo, a 764 m di altitudine, in località S. Martino delle Scale nei pressi di Monreale. Nato come antico monastero fortificato che ha, l’aspetto di un castello all’esterno e che invece, al suo interno, conserva ancora le fattezze di un vecchio convento, con la sua chiesa, il chiostro e altre stanze che dovevano servire da cucine ed altri servizi. Non è rimasto nulla, purtroppo, degli alloggiamenti dei monaci, probabilmente collocati su un piano superiore di cui è rimasto solo qualche abbozzo.


Breve storia sul Castellaccio di Monreale

Il castello fu costruito intorno al XII secolo sotto Guglielmo II insieme ai più famosi Duomo e Monastero di Monreale. Guglielmo II volle fondare un ospedale per i monaci del monastero benedettino, con un occhio puntato anche alla visuale strategica che si ha da quel luogo, perfetto per proteggere l’ambitissimo Duomo di Monreale. Infatti la sua funzione militare è testimoniata dalla presenza di quattro grandi cisterne, ancora funzionanti, utili in caso di assedi da parte dei nemici, e dallo spessore delle mura esterne, fino ad 1 metro e 60 cm.

Faceva parte integrante di un vasto sistema di difesa e controllo del territorio conseguente alla conquista dell’isola dal 1061 al 1072. Oltre alla funzione militare di avvistamento il castellaccio era destinato anche a luogo di riposo per i monaci del vicino monastero di Monreale.

Il castello domina la Valle dell’Oreto e molti dei rilievi calcarei dei Monti di Palermo. Secondo alcuni studiosi venne costruito sopra un preesistente abitato musulmano e dedicato a San Benedetto.

Evento importante nella storia del castello fu nel 1370, l’attacco da parte dell’esercito di Giovanni Chiaramonte contro il nucleo catalano affiancato dai monaci monrealesi. Lo scontro causò danni alla struttura del castello ma poiché la posizione strategica era importante per la prevenzione dagli attacchi da nord e da sud, fu indispensabile il ripristino delle parti danneggiate.

Nel 1393 venne abitato dal re Martino I d’Aragona che voleva essere protetto da eventuali attacchi. Da allora la struttura affrontò una fase di decadimento e, già nel XVI secolo, versava in un totale stato di abbandono.


Nel 1897 il monumento venne venduto dal Comune di Monreale al Club Alpino Siciliano con l’impegno che quest’ultimo ne effettuasse il restauro e ne curasse il mantenimento. Nel 1898 l’architetto Giuseppe Patricolo, figura importante nel recupero di molte architetture siciliane, si dedicò al recupero del Castellaccio nelle sue parti meno danneggiate.

Dopo l’intervento di ripristino del Club Alpino Siciliano, il Castellaccio venne riaperto al pubblico nel 1906 divenendo, da quel momento, una stazione alpina del Sodalizio; attualmente è una delle mete escursionistiche del comprensorio, raggiungibile rigorosamente a piedi. Nel 1996 e nel 2009 sono stati effettuati lavori di restauro e manutenzione straordinaria sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Monumenti che hanno ulteriormente permesso l’agibilità delle torri di nord-est e nord-ovest.

Architettura del Castellaccio di Monreale

È un esempio dell’architettura arabo-normanna, ridondante nell’architettura castellare siciliana: non dissimili sono le fabbriche successive dei castelli di Cefalà Diana e di Vicari.

Il complesso castrale si presenta come un lunghissimo edificio (circa 80 x 30 metri) munito, in modo irregolare, da 4 torri rettangolari sul fronte occidentale, una torre mediana ed un torrione d’accesso sul lato orientale. Probabilmente le irregolarità di tali misure sono dovute alla conformazione del terreno pietroso circostante. L’edificio ha due porte principali, che servivano per accedere al monastero, ed una secondaria, che permetteva ai fedeli di accedere direttamente alla chiesa, senza violare la clausura del convento.

Il carattere militare, più che religioso, dell’opera è evidente, oltre che per la sua posizione dominante sul territorio, soprattutto per i suoi aspetti costruttivi e architettonici: poche aperture esterne, spessore dei muri molto accentuato, numerose torri di cortina (7 in tutto), strombatura enfatizzata delle feritoie e torre d’ingresso con accesso a baionetta. È da notare il linguaggio architettonico austero e l’impiego di materiali da costruzione grezzi, senza concessioni al decorativismo o alla magnificenza, costituiscono un’ulteriore conferma della funzione preminentemente militare e funzionalistica della fabbrica architettonica.


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