Il Castello dell’ammiraglio Nelson

Il Castello dell’ammiraglio Nelson
Il Castello dell'ammiraglio Nelson- Il Viaggio in Sicilia

Il Castello di Nelson, dove il tempo si è fermato…

Il Castello di Nelson si trova al confine fra i comuni di Bronte e Maniace, ubicato sulla riva sinistra del torrente Saraceno, in quella parte di terra conosciuta anche come la Ducea di Nelson. In effetti sarebbe più corretto chiamare l’intera struttura come l’Abbazia di Santa Maria di Maniace, dato che il complesso sorse nel XII proprio come abbazia benedettina. Comprende l’ala gentilizia, un tempo residenza dei Nelson oggi trasformata in Museo, i resti dell’antica abbazia benedettina dedicata a Maria Santissima, fatta costruire da Guglielmo II il Buono, la chiesetta di Santa Maria di Maniace ed un grande lussureggiante parco.

Sorse intorno al 1173, probabilmente sulle rovine di una preesistente costruzione basiliana, per volontà della Regina Margherita, per durevole memoria della battaglia vinta da Giorgio Maniace contro i Saraceni. Come si usava all’epoca, il monastero venne dotato di castello o torre difensiva. Guglielmo di Blois fu il primo abate del monastero. L’abbazia, in virtù dei privilegi concessi, aveva rendite ragguardevoli e, come tutti i feudi, contribuiva alle spese della Regia Curia. Molti i monaci, e di diverso Ordine, che lo abitarono nel corso dei secoli.

Oggi dell’antico insediamento benedettino rimangono il Castello Nelson (con il relativo Museo, il giardino e il Parco), i resti della vecchia abbazia e la Chiesa di Santa Maria di Maniace. Il complesso edilizio è diventato proprietà del Comune di Bronte dal 4 Settembre 1981; è stato recentemente ristrutturato ed una parte adibita a museo (gli appartamenti del Duca) e come centro di studi e di congressi (gli antichi granai). Lo schema planimetrico attuale è il risultato finale dell’opera di insediamento permanente dei Nelson, succedutesi dal 1799 al 1981.

I suoi eredi d i loro vari ammini­stratori, abitavano stabilmente fino a pochi decenni fà gli appartamenti, via via trasformati in residenze signorili, ora destinati a Museo (la prima fu Charlotte Nelson-Bridport, figlia del rev. William fratello dell’Ammiraglio, sposata a Samuel Hood, visconte di Bridport). Il complesso della Ducea è articolato su pianta anulare a perimetro quadrangolare con edifici con una e due elevazioni, allineati lungo i fronti perimetrali, che si affacciano sulla cam­pa­gna, sul lussureggiante parco e sui due cortili interni a pianta rettangolare. L’insieme nella sua semplicità ha un aspetto maestoso. Per due cancellate si accede al porticato d’ingresso e quindi ad un primo cortile dove è ubicata la croce in pietra lavica eretta in memoria di Orazio Nelson. Lateralmente, a destra, si accede alla interes­sante chiesa tardo-normanna di Santa Maria ed al cortile quadrato con pozzo in pietra lavica, intorno al quale originariamente erano raccolti i piccoli laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio. Sulla sinistra, al piano sopraelevato, erano gli appartamenti signorili dei Nelson, ora adibiti a museo.

All’esterno del complesso sono visibili i resti di due torrette facenti parte del sistema difen­sivo dell’abbazia. Un grande parco, che si estende all’interno e all’esterno per circa quattro ettari, arricchisce il Castello. Con accesso dal primo cortile è possibile visitare il giardino inglese, voluto dai Nelson. Si estende per circa cinquemila metri quadrati ed è caratterizzato dalla presenza di secolari piante nostrane ed esotiche (cipressi, palme, salici, frassini, ippocastani, magnolie), da un verde prato inglese contornato da glicini, rose e fiori e piante varie. I giardini sono stati ricreati con molta cura, con un formale labirinto e una vecchissima, enorme magnolia che è certamente l’orgoglio del luogo.

All’esterno, di fronte all’ingresso della Ducea, si estende un lussureggiante parco, diviso da un viale centrale che, in mezzo ai maestosi platani e agli eucaliptos, ospita un museo all’aperto di sculture in pietra lavica con opere di artisti di fama mondiale. Il parco-museo è aperto al pubblico ed è meta interessata di visite da parte di studiosi, scola­resche, operatori culturali e turisti. Nel parco si vedono ancora i resti del borgo contadino, denominato “Borgo Caracciolo” costruito dal 1941 al 1944 dallo stato italiano (la Ducea era stata sequestrata) e successivamente demolito nel 1964 dalle ruspe degli eredi Nelson.

Storia del Castello di Nelson

Quando Re Ferdinando di Borbone decise di ricompensare Orazio Nelson per i servigi che l’ammiraglio gli aveva reso stroncando la rivoluzione napoletana del 1799 e facendo impiccare l’ammiraglio Caracciolo, dovette scegliere fra alcune baronie siciliane che potevano essere regalate perché di regio patronato. La sua scelta ricadde alla fine sui possedimenti delle due celebri abbazie di ‘Santa Maria di Maniace’ e di ‘S. Filippo di Fragalà’, unite dal 1491, se non dal 1188, ed appannaggio da tre secoli dell’Ospedale grande e nuovo dei poveri di Palermo. Con la sua donazione Ferdinando concedette all’ammiraglio Nelson la facoltà di trasmettere la Ducea non solo a qualsiasi dei suoi parenti ma pure ad estranei nonché il privilegio di non pagare la tassa dell’investitura. Nella concessione, inoltre, il re spiegava che l’entità della Ducea era la stessa che papa Innocenzo VIII aveva donato nel 1491 all’Ospedale di Palermo e cioè tutti i possedimenti un tempo appartenenti alle due abbazie di Maniace e di Fragalà. Per volere di Nelson, alla cara lady Emma Hamilton andava una rendita di cinquecento sterline annue. Con una grande festa, che venne definita il ‘Trionfo di Nelson’, i Borboni festeggiarono a Palermo, il 3 settembre del 1799, la riconquista del Regno. Primo successore di Nelson nella Ducea fu il fratello, il reverendo William, ch’era stato detto erede con testamento del 10 maggio 1803. A William successe, nel febbraio del 1835, la figlia Charlotte, sposata a Samuel Hood, secondo visconte di Bridport. Fu Charlotte Nelson-Bridport la prima fra i successori dell’ammiraglio a voler conoscere l’estesa Ducea ereditata. Nel 1836 Charlotte, accompagnata dal marito decise di recarsi a visitare di persona la località. La divertirono i costumi dei locali, le uose degli uomini e le loro giubbe aperte fino a mezza schiena, mentre le donne avevano la testa avvolta in scialli di flanella bianca. Ma restò a tal punto scossa dalle difficoltà del viaggio in lettiga, dal nero paesaggio vulcanico e dai racconti delle atrocità commesse nel 1820, tra cui decapitazioni e squartamenti, che giurò di non rimettere più piede nell’isola a meno che in Inghilterra non scoppiasse una rivoluzione e anche in tal caso probabilmente sarebbe andata altrove. La duchessa non tornò mai più a Maniace.

Nel 1838 una controversia sulla successione nella Ducea divise Charlotte Nelson-Bridport e il cugino Orazio Bolton, figlio di una sorella del grande ammiraglio. Il processo terminò il 17 dicembre del 1841 con la riconosciuta successione di Charlotte ed anche se le questioni legali, per l’opposizione di Orazio Bolton, si protrassero fino alla fine del 1846, la Ducea rimase proprietà della duchessa Nelson-Bridport. Molti dei locali del “Castello” furono costruiti nell’ottocento, quando fu ristrutturato ed inglobato quello che restava dell’antica abbazia e soprattutto gli ambienti che si dipartivano dalla destra del portale della chiesa e circondavano il chiostro.

Durante le agitazioni del 1820, ma soprattutto durante quelle del 1848 e del 1849, fu naturalmente la Ducea l’obiettivo principale dei rivoluzionari brontesi e della zona. Un gruppo di rivoluzionari riuscì ad occupare nel 1848 alcune terre della Ducea al ‘Boschetto’, presso Maniace. Ma l’episodio fu sporadico e rimase isolato. Anche nell’agosto del 1860 all’epoca dei famosi ‘fatti di Bronte’ le cose non cambiarono. Anche se il popolo brontese si scatenò, sfogando la sua rabbia secolare con il saccheggio delle case dei maggiorenti del paese e con l’assassinio di quindici persone, paradossalmente non indirizzò la rivolta verso il Castello di Nelson, che era il vero centro e simbolo della feudalità. Ciò nonostante l’avv. Nicolò Lombardo, già animatore dei moti del ’48, avesse in mente di guidare i rivoluzionari verso la Ducea. Scoppiata la rivolta, gli sfuggì di mano e non riuscì più a guidare e a convincere. In ogni caso Nino Bixio, giunto a Bronte il 6 agosto, pose subito lo stato d’assedio e nel giro di pochissimi giorni domò ogni focolare di ribellione. Assistito da un’improvvisata ed impaurita “commissione”, condannò alla fucilazione cinque persone, fra cui l’avv. Nicolò Lombardo, giudicati colpevoli di quelle sanguinose intricate vicende, sulle quali il giudizio storico non è ancora concorde. La liberazione garibaldina continuava, riprendeva il suo corso, eliminato anche sommariamente uno dei pochi intralci che si erano creati allo svolgimento dell’impresa dei ‘Mille’. I Duchi erano rimasti nella Ducea, malgrado la liberazione garibaldina e l’unificazione italiana del 1861. Fallita anche la sanguinosa rivolta brontese del 1860, chi avrebbe più potuto togliere ai Nelson-Bridport le terre della Ducea per dividerle fra i contadini di Bronte o di Maniace o di Maletto se non il nuovo Stato italiano? Ma le speranze di un intervento in questo senso furono presto deluse. Da quella fallita sollevazione popolare, anzi, derivò altra repressione.

Il regime di feudalità non fu superato neanche nel periodo fascista, nonostante l’accesa rivalità con la Gran Bretagna. Solo a seguito della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Inghilterra del giugno del 1940 qualcosa nella Ducea cominciò a cambiare. Il Duca Rowland Arthur Herbert Nelson-Bridport dovette abbandonare il Castello insieme a George Biblett, suo amministratore. Castello e Ducea, sequestrati il 19 settembre 1941, passarono allora nelle mani dell’ente di colonizzazione del latifondo siciliano, che, nel giro di qualche anno, realizzò, fra le altre opere, anche un borgo contadino nel parco del ‘Castello’ e quasi prospicientemente all’ingresso della residenza dei duchi. Il villaggio fu polemicamente chiamato ‘Borgo Caracciolo’ per ricordare la vittima italiana più illustre dell’ammiraglio Nelson e dello strapotere inglese nel Mediterraneo.

Il ‘Borgo Caracciolo’, costruito insieme ad altre case coloniche, dalla ditta Castelli di Roma, non fu mai portato a termine, perché la guerra e l’occupazione degli alleati ne impedirono il completamento. Durante la seconda guerra mondiale il ‘Castello’ fu anche sede del comando di Rodt e residenza del feldmaresciallo Kesselring. Nel 1956 una speciale commissione di conciliazione italo-britannica, istituita per occuparsi dei danni di guerra, decise che il duca Nelson-Bridport era il proprietario legittimo della Ducea e che lo stesso ‘Borgo Caracciolo’ gli apparteneva. Ritornati, dunque, i Duchi a Maniace, le grandi costruzioni del ‘Borgo Caracciolo’ vennero in un primo tempo adibite a fienili e a magazzini e, dopo qualche anno, nella primavera del 1964, abbattuti dalle ruspe. Le rovine di quei fabbricati, impressionanti, giacciono ancora fra gli alberi del parco del ‘Castello’, prive non solo di vita ma ormai anche di quel monito che i Duchi forse vollero, distruggendole, cancellare.

Il secondo dopoguerra é stato, per i problemi che hanno riguardato la Ducea e per le agitazioni e le rivendicazioni ch’essa ha direttamente o indirettamente provocato, un’epoca molto tormentata. Le riforme agrarie dei primi anni Cinquanta non poterono non interessare anche gli estesi possedimenti della Ducea di Bronte: un decreto del gennaio del 1951 della Regione siciliana sottopose infatti a scorporo la Ducea per 4.207 ettari su una superficie complessiva di 6.574 ettari. I Duchi e i loro amministratori ricorsero a degli espedienti. Obbligarono, in qualche modo, i contadini a comperare quelle terre, che altrimenti sarebbero state espropriate, ad un prezzo perfino superiore al loro valore reale. Fu facile, infatti, ventilare ai contadini che da decenni lavoravano le terre della Ducea il pericolo che quei fondi potessero essere, altrimenti, comprati da estranei. E quei contadini s’indebitarono fino all’inverosimile pur di restare sulle loro terre, mentre i Duchi raggiungevano il loro scopo, mantenendo integra la proprietà e percependone una rendita che li metteva al sicuro da ogni legge e da ogni riforma. Carlo Levi, che visitò la zona nel 1950, così descrisse quello che vide e che seppe: “Si incontravano per le strade i tortoriciani, alti e grossi, poi, tra lave antiche e recenti si torna nel deserto cui sovrasta solo e nudo l’Etna incombente e compare il piano della Ducea, dove nascono i tre affluenti del Simeto, Martello Cutó e Saraceno e i monti desolati su cui corre l’ombra delle nuvole. Sulle pendici dei monti si vedono, piccolissimi, i pagliari, piccole costruzioni di paglia a cono, con una porticina bassa, in cui vivono, alla rinfusa, i contadini del monte. Scendiamo in fretta al Castello di Maniace, il castello dell’ammiraglio Nelson e dei suoi eredi. C’è una chiesa antichissima con una Madonna bizantina, un cortile tra mura di pietra che sanno di caserma e di prigione e, in mezzo, una croce di lava con la scritta HEROI IMMORTALI NILI. Ci sono gli uffici della Ducea, un ufficio postale, i carabinieri. Lord Rowland Arthur Herbert Nelson Hood Visconte Bridport, Duca di Bronte, è l’attuale proprietario, ufficiale della marina inglese.”

“Giravamo per i campi parlando con i contadini e uno di essi mi raccontava che per evitare lo scorporo la Ducea aveva costretto i contadini a comperare le terre dove lavoravano. Costretti con la minaccia di venderli ad altri e di cacciarli immediatamente dal loro lavoro: e queste vendite forzate avvennero, in buona parte, dopo il termine ultimo del 27 dicembre 1950 consentito dalla legge siciliana di riforma. Ai contadini che non avevano denaro fu detto di farselo prestare, e tra gli usurai di Tortorici e di Randazzo il tasso usuraio é del 35, 40, 50 per cento; il prezzo della terra imposto dalla Ducea, il doppio del suo valore. I contadini vendettero le vacche, le masserizie per pagare la prima rata e non essere cacciati dalle loro case. La terra deve essere pagata in cinque anni ma, quando non potessero pagare una rata, tornerebbe proprietaria la Ducea. Così i contadini forzati ad acquistare, si trovarono indebitati, rovinati, padroni di una terra venduta dopo i termini legali, soggetta perciò ad essere espropriata per la Riforma e data ad altri, in lotta quindi anche fra loro, coi braccianti, senza terra di Bronte”.

Dagli anni Cinquanta in poi la Ducea fu dunque il centro delle lotte contadine tese ad ottenere dall’amministrazione del Duca condizioni più umane di lavoro e di vita, lotte che nella zona hanno portato col tempo a profondi cambiamenti nella distribuzione delle terre e nella vita dei contadini, all’autonomia amministrativa del popolo maniacese e all’acquisto del castello Nelson da parte del Comune di Bronte, nel l981. Il ‘Castello’ non fu subito aperto al pubblico. Problemi di personale e di manutenzione, del resto mai risolti, hanno permesso solo un’intermittente fruizione di questo monumento. Nel gennaio del 1984 il ‘Castello’ ha subito anche un gravissimo furto ad opera di ignoti che sono penetrati di notte nei locali superiori e vi hanno asportato una ventina di preziose opere, fra dipinti e mobili, che non sono state ancora recuperate.

Questo il passato, ricostruito fino agli anni più recenti, dell’antica abbazia benedettina di ‘Santa Maria di Maniace’ alias “Castello Nelson”. E il suo futuro? Oggi qualcosa finalmente sembra muoversi. Opinione pubblica, studiosi ed associazioni culturali della zona richiedono un impiego del monumento a fini culturali per evitare ch’esso decada sempre più e richiedono naturalmente un restauro attento ed efficiente – che però non stravolga l’aspetto del Castello, come é già successo in occasione di recenti restauri ai tetti – di alcune sue parti che purtroppo negli ultimi anni sono state molto rovinate dagli agenti atmosferici e dall’incuria degli uomini. Per la bellezza dei luoghi in cui sorge, per il suo grande valore storico ed architettonico e per i preziosi cimeli che conserva, il ‘Castello’ può, se restaurato e gestito correttamente, diventare nei prossimi anni una grande attrattiva turistica e un centro culturale d’importanza nazionale e internazionale. I progetti e le idee sono molti ma é necessario, oggi, soprattutto evitare gli errori commessi nel passato e cominciare a pensare seriamente, e subito, a ridare la vita al famoso ‘Castello Nelson’.


Informazioni

Apertura

Orario estivo: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 19:00
Orario invernale: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 17:00

Visite

Guidate: 3,00 € (tutti i locali e il parco)
Non guidate: 1,50 € (solo il parco)

Riduzioni

Scuole: 1,00 € a persona
Gruppi: 2,00 € a persona (min. 30 persone)
Terza età: 1,50 € a persona (oltre i 65 anni)

Per maggiori informazioni: tel. 095 690018
Sito ufficiale del comune di Bronte: www.comune.bronte.ct.it


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