Il colosso Heineken investe in Sicilia

Il colosso Heineken investe in Sicilia
Il colosso Heineken investe in Sicilia- Il Viaggio in Sicilia

Heineken investe a Messina:

produrrà la birra “Cristalli di sale

L’azienda olandese ha deciso di tornare ad investire in Sicilia: è stato siglato un accordo col birrificio siciliano per la produzione della Birra “Cristalli di sale”, una nuova versione della storica birra che porta il nome della città siciliana, prodotta in occasione di un rilancio nazionale della Birra Messina.

Ma non solo, nel birrificio di Larderia, al momento vengono prodotte la Doc e la Birra dello Stretto (Birra Messina è infatti un marchio della Heineken che la produce in Puglia), ed entrambe le birre verranno inserite adesso nella distribuzione della grande compagnia olandese: “Una grande vittoria. Lì dove hanno fallito imprenditori, abbiamo avuto successo noi, riportando investimenti e quindi soldi in questa città“, commenta Mimmo Sorrenti, presidente della cooperativa fondata dai 15 ex birrai che nel 2013 hanno deciso di investire su se stessi e produrre la birra da soli, proprio quando finiva la loro cassa integrazione.

La Heineken, infatti, torna lì dove esiste una tradizione ormai centenaria nella produzione della birra, in quella città che ha dato i natali e il nome a una “bionda” venduta in tutto il mondo, perfino in Australia. Una tradizione che non ha abbandonato lo Stretto solo grazie alla caparbietà di 15 operai, maestri birrai che hanno puntato i piedi e mantenuto la produzione di birra a Messina. “Ho la testa molto dura”, sospira Sorrenti, oggi forte di un accordo per la produzione di 25 mila ettolitri di birra e di un risultato storico: la birra col marchio della città siciliana ma prodotta in Puglia torna a casa.

Quella della birra messinese è, infatti, una storia molto antica. Ad iniziare la produzione è Francesco Faranda, nel lontano 1923. E dai primi del ‘900 ha tempo per radicarsi sul territorio: sullo Stretto è la birra più venduta, mentre all’estero viene considerata una birra di nicchia, venduta in alcuni pub inglesi. Stuzzica così l’interesse della azienda olandese che la acquista nel 1989. Da allora Birra Messina, Moretti, Dreher e Heineken verranno prodotte negli storici stabilimenti di via Bonino. Ma soltanto fino al 1995 quando gli olandesi ridurranno gli stabilimenti alla sola fase dell’imbottigliamento spostando la produzione in Puglia.

Nel 2007 poi, Heineken decide di chiudere gli stabilimenti. Per i 52 dipendenti si prospetta allora il trasferimento: la scelta è tra Aosta e Bergamo. Ma loro non ci stanno, vogliono restare in Sicilia e avviano una protesta che sensibilizzerà tutta la città, fino all’ultima svolta che appare a tutti come la migliore delle soluzioni: a comprare, infatti, è l’ultimo dei Faranda, il nipote del fondatore. Il marchio tuttavia resta alla Heineken e i Faranda scelgono un nuovo nome: Triscele. Una vittoria che dura poco: dopo appena due mesi dall’inizio della produzione la nuova azienda avvia la mobilitazione dei dipendenti e firma subito 11 prepensionamenti. Per gli altri, i 41 rimasti, ci vorrà poco per passare dalla Cig alla totale serrata.

Quando smettono di lavorare è il maggio del 2011: “Ci eravamo fidati, invece era tutto un bluff”, commentava secco Sorrenti. Nel 2013 la svolta: restano in 15 decidono di investire nella produzione di due nuove birre. Nel 2016 nel mercato siciliano entrano così la Doc e la Birra dello Stretto: “Ci siamo resi conto che non stavamo ottenendo niente e abbiamo deciso di fare da noi”, spiegava Sorrenti. Che oggi alza le spalle: “In Triscele avevamo investito tutto il nostro Tfr accumulato con Heineken”. E chiarisce: “Non ci stanno comprando, resteremo indipendenti, si tratta di un semplice accordo commerciale che dimostra che investire sul territorio si può, che con un po’ di coraggio e lungimiranza si scuote il mercato e si portano soldi a casa: a Messina”.

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