Isola delle Femmine (isolotto)

Isola delle Femmine (isolotto)
Isola delle Femmine (isolotto)- Il Viaggio in Sicilia

Isolotto o Isola della Femmine

L’Isola delle Femmine è nota anche come Isola di Fuori, appartiene all’omonimo comune della città metropolitana di Palermo ma, pur essendo presente una riserva naturale istituita nel 1997 dalla Regione Siciliana, l’isola è di proprietà privata.

Perchè si chiama “Isola delle Femmine”?

Origini e leggende sul nome…

L’origine del nome non è certa: il nome deriverebbe da Fimi, variante storpiata di Femio, a sua volta derivante da Eufemio, governatore bizantino di Messina. Altra presunta origine potrebbe essere di derivazione dal nome latino “Fimis”, a sua volta “latinizzazione” del termine arabo “fim” ( الفم، ), cioè l’imboccatura, lo stretto canale che separa l’isola dalla costa. Tale interpretazione è utilizzata dal sito web ufficiale del Comune di Isola delle Femmine, per come qui trascritto:

«Dal bollettino ecclesiastico di Monreale datato 1912 si legge che, con l’antico nome di “isola di fimi”, risalente al 1176, si intendesse l’isola che sorge all’imboccatura del seno marittimo che si estende verso ovest sino a Punta Raisi, nel territorio di Carini; definito anche “prope portum gali”, poi Porto di Gallo nel 1581, ed oggi corrispondente al punto di Grotta dell’Olio, tra il promontorio di BarcarelloMalpasso. In data imprecisata venne costruita la tonnara di fimi, dal latino fimis trascrizione del vocabolo arabo fim (bocca o imboccatura), termine poi trasformato nel dialetto fimmini ed italianizzato in femmine.»

Si narra che il bellissimo isolotto denominato “Isola delle Femmine” fosse stato un tempo una prigione occupata solo ed esclusivamente da donne. Tredici fanciulle turche, essendosi macchiate di gravi colpe, furono, dai loro congiunti, imbarcate su una nave priva di nocchiero e lasciate alla deriva. Vagarono per giorni e giorni in balìa dei venti e delle onde finché una tempesta scaraventò l’imbarcazione su un isolotto nella baia di Carini. Qui vissero sole per sette lunghi anni fin quando i parenti, pentitisi della loro azione, le ritrovarono dopo molte ricerche. Le famiglie così riunite decisero di non fare più ritorno in patria e di stabilirsi sulla terraferma. Fondarono quindi una cittadina che in ricordo della pace fatta, chiamarono Capaci (da “CCa-paci” ovvero: qui la pace) e battezzarono l’ isolotto sul quale avevano dimorato le donne “Isola delle Femmine”.

Un’altra leggenda narra che il conte di Capaci s’invaghì di una donna del luogo e la fece imprigionare sull’isolotto di Isola delle femmine perché nessun altro uomo la toccasse. Ma lei non lo ricambiava e in una notte di maestrale, mentre il mare era in tempesta, si gettò tra gli scogli, morendo. Da allora, ogni anniversario della sua morte, si sentono le sue grida provenienti dall’isolotto.

Una testimonianza di Plinio il Giovane in una lettera indirizzata a Traiano, considera l’isola residenza di fanciulle bellissime che si offrivano in premio al vincitore della battaglia.


Cenni storici e conformazione dell’isolotto

Risalgono al periodo ellenistico i resti di sette vasche in cocciopesto per la preparazione del garum, una ricercata salsa di pesce, commerciata nel Mediterraneo: la traccia di uno stabilimento per la lavorazione del pesce rende il luogo importante dal punto di vista archeologico. Il ritrovamento nel mare antistante di ceppi di ancore in piombo e resti di anfore puniche e romane accresce il valore del sito.

L’isolotto di Isola delle Femmine è stato considerato sin dall’antichità e per tradizione un luogo da impiegare a scopo economico e difensivo grazie alla sua posizione e conformazione, che lo rende un sicuro riparo contro i venti di levante per le piccole imbarcazioni.

L’isolotto, situato nel tratto di mare tra Punta Raisi e Capo Gallo, ha una conformazione ovale dovuta all’erosione dei forti venti che spirano nella zona, dista dalla costa poco più di 800 metri, ha una superficie di circa 1,4 km², con una forma quasi rettangolare (è lungo 575 metri e larga 325). Dal promontorio dell’isola si possono vedere il monte Pellegrino, il promontorio di Capo Gallo, l’isola di Ustica e i comuni di CariniIsola delle Femmine e Capaci.

Dato che il terreno, per la particolare configurazione del suolo, non era adatto alla coltivazione, l’unico mezzo di sostentamento per gli abitanti della zona era la pesca. Non distante infatti in quelle acque vi era stagionalmente il passaggio dei tonni e ben presto i pescatori della vicina Capaci si organizzarono per la pesca del tonno.


La torre di fuori dell’isola delle femmine

La torre, costruita in prossimità del punto più alto dell’isola (35 m sul livello del mare), è detta anche Torre di Fuori (contrapposta a quella sulla terraferma, la più antica, detta Torre di dentro), risale al XVI secolo, è di tipologia riconducibile all’architetto fiorentino Camillo Camilliani, noto per essere stato l’artefice della Fontana Pretoria a Palermo. Entrambe facevano parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia.

La torre di fuori presenta una pianta quadrata, con spessori murari di oltre due metri che la rendevano una fortezza inserita nel sistema difensivo delle Torri costiere della Sicilia contro gli attacchi dei corsari barbareschi alla terraferma. Sfortunatamente, gli eventi che hanno caratterizzato lo sbarco degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, l’incuria del tempo ed il disinteresse hanno trasformato la torre in un rudere, il cui muro, quasi intatto, al di sopra della ripida scogliera del versante nord è ancora il volto che l’isola offre al mare.


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