Riserva Naturale dello Zingaro

Riserva Naturale dello Zingaro
Riserva Naturale dello Zingaro- Il Viaggio in Sicilia

Situata sul lato occidentale del Golfo di Castellamare, in un paesaggio di rara e aspra bellezza, la Riserva Naturale dello Zingaro, riserva ai suoi visitatori bellissime insenature, che oggi rappresentano un angolo di paradiso dove trattenersi per fare il bagno, ma anche un immediato entroterra dove si inseriscono gli insediamenti rurali, testimoni di una attività agricola e pastorale importante per l’economia del luogo.

“Cartina (regolamento) della Riserva Naturale dello Zingaro”


Il territorio
Un litorale lungo 7 chilometri che alterna, con un ritmo quasi musicale, rocce calcaree del mesozoico e calette sabbiose nascoste dalle falesie che si tuffano a strapiombo nel mare.

Alle sue spalle un territorio naturale di oltre 1650 ettari che si distingue per i suoi contrasti.
Non solo diversità, ma anche colore, che si riflette nella nostra retina trasmettendo al cervello un paesaggio fatto di contrasti tra luci e ombre, di colori forti e vividi, tanto da sembrare tratteggiato dal pennello di Monet.

La natura sa essere perfetta e nella Riserva dello Zingaro è riuscita ad esprimersi ai suoi massimi livelli. Il mare turchese che lambisce la sabbie bianche delle spiagge, le palme nane sparse qua e là, i maestosi carrubi e le case contadine formano un mosaico che ha il sapore vivo e acceso delle terre del sud.

Le calette di sabbia chiara, che puntellano il litorale formato da alte muraglie dolomitiche, rendono il profilo della costa unico come un’impronta digitale. Entrando da Sud, dal versante Scopello e andando in direzione nord, si trovano Cala della Capreria, Cala del Varo, Cala della Disa o Zingaro, Cala Beretta, Cala Marinella e Cala Torre dell’Uzzo il cui fondale calcareo fa quasi scomparire l’acqua, trasparente e limpida come l’aria.


Flora e fauna della riserva
Il clima temperato tutto l’anno, con una temperatura media intorno ai 19°, è perfetto per la proliferazione di moltissime specie vegetali.

Si incontrano quelle più comuni dell’area mediterranea, come l’alloro, la malva, il cappero e i fichi d’india, ma le varietà di piante che si contano in quest’area sono quasi 700, tra cui 20 sono catalogate come rare.

Sono presenti diversi tipi d’orchidea, il limonio di Todaro. Come si può immaginare le fioriture primaverilisono un’occasione perfetta per visitare la riserva decorata dalle centinaia di tonalità cromatiche dei suoi fiori: dall’azzurra erba perla, ai mazzetti dell’ibiride, fino al giaggiolo variegato, allo zafferano, ai grossi girasoli e molti altri ancora.

Questi luoghi sono stati vissuti per molti anni dall’uomo, da pastori e contadini, che lavoravano piante e alberi per creare attrezzi e strumenti di lavoro. Le foglie della palme nane, diffusissime, venivano sfruttate per creare oggetti di vario tipo attraverso l’intreccio delle foglie. Il frassino da manna era prezioso grazie alle proprietà del suo legno, oltre che per l’estrazione della manna.

Camminando lungo gli itinerari della riserva si possono fare incontri con oltre 39 specie di volatili diverse che hanno fatto di questa costa della Sicilia il luogo privilegiato per la loro riproduzione.

Animali che ormai sono simboli, come l’Aquila del Bonelliche e il Falco Pellegrino, oppure che si sono stabiliti qui formando popolose comunità, come la Coturnice di Sicilia. Molti altri rapaci popolano rocce e alberi del territorio come la Poiana dalle grandi ali caffelatte, il Gheppio, il Barbagianni, l’Allocco e la Civetta.

Rimanendo invece con lo sguardo rivolto al terreno è possibile scorgere la Donnola, il Riccio. Con l’avvicinarsi del tramonto e della notte amano uscire, avvolti dall’oscurità, l’istrice, la volpe e i pipistrelli, se ne contano ben 8 specie, che di giorno rimango nascosti nelle cavità.

Quando si viaggia è importante immergersi nel territorio, osservarlo e rimanere in contatto con la realtà circostante, nella riserva dello zingaro questo consiglio è ancora più valido. Tutte queste specie animali, alcune delle quali presenti in pochissime altre aree naturali, non amano farsi vedere troppo dall’uomo, non bisogna rischiare di perdersi un incontro.


L’Itinerario:
Dall’ingresso Sud si oltrepassa la galleria scavata nel 1976, prima ancora che venissero bloccati definitivamente i lavori di costruzione della strada litoranea, si raggiunge in breve il Centro visitatori e la diramazione per Cala Capreria e le sue due incantevoli spiaggette di ciottoli. La deviazione permette di raggiungere il primo dei 5 Musei della Riserva.

All’interno del Museo Naturalistico sono raccolte tutte le specie faunistiche presenti allo Zingaro.
Sempre dal Centro visitatori, un altro ripido sentiero, questa volta in salita, vi porterà a Punta Capreria Grande, uno sperone panoramico da dove s’intravede, a nord, il profilo della torre di avvistamento di San Vito Lo Capo; tramite i fuochi accesi sulla sua sommità si poteva comunicare con altre torri lontane miglia e miglia.

Si procede lungo il sentiero dominato da rupi a strapiombo sul mare, fino a giungere al Museo della Manna: nel periodo estivo una guardia forestale non mancherà di offrirvi l’acqua e di illustrarvi il mestiere dell’intaccaluoro e le caratteristiche della manna, prezioso prodotto estratto dagli alberi di Fraxinus ornus.

La passeggiata tra la vegetazione pioniera degli scogli e gli splendidi esemplari di palma nana, in alcuni tratti molto densa e prossima alla macchia, è inframmezzata da deviazioni verso splendide calette, dove riservare una preziosa quanto desiderata sosta balneare.

È quanto ci attende, superato l’agglomerato rurale di contrada Zingaro, il cuore della Riserva. Infatti, dopo brevi sali e scendi, si incrociano due sentieri, entrambi diretti a delle bellissime rade ciottolose: Cala della Disa e, subito dopo, Cala Berretta. Non ci resta che scendere in spiaggia e abbandonare zaini e scarponi per accarezzare il bagnasciuga, rigenerare i piedi, giocare con gli spruzzi delle onde che s’infrangono a riva.




E poi una nuova partenza. Tornati sul sentiero costiero si procede verso nord, superando contrada Marinella (un sentiero scende ad un’altra caletta), fino ad una breve deviazione in salita che consente di raggiungere Grotta dell’Uzzo, maestoso anfiteatro di roccia che in passato diede rifugio ai pastori, alle loro greggi, ma anche a ladri e briganti.

A meno di 300 metri si trova il Museo della Civiltà Contadina, che ospita testimonianze del ciclo del grano e dove è possibile vedere all’opera maestri intrecciatori che lavorano le fibre vegetali, producendo gli oggetti più disparati.

Piccoli appezzamenti di terreno coltivati a mandorli, carrubi, viti, olivi e seminativi, si percorrono al ritorno, poiché a questo punto si prende la variante diretta all’incantevole caletta dell’Uzzo, il cui substrato calcareo esalta la trasparenza dell’acqua.

Proseguendo nuovamente lungo la linea di costa, sempre in piano, si raggiunge l’ingresso Nord della Riserva, dove sorge il Museo delle Attività Marinare e l’ennesima, bellissima, insenatura: Cala Tonnarela dell’Uzzo.

Nell’ultimo tratto di sentiero s’incontra un ricovero per i muli e gli asini di razza pantesca, alternativi ai mezzi motorizzati che non possono essere introdotti nella Riserva, nemmeno dall’Azienda Forestale.

Il sentiero per rientrare all’ingresso Sud è lo stesso percorso all’andata, salvo il tratto iniziale che dal Museo delle Attività Marinare, segue in leggera salita, l’indicazione per il Museo della Civiltà Contadina.


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