Storia e culto di Santa Rosalia: “la Santuzza”

Storia e culto di Santa Rosalia: “la Santuzza”
Storia e culto di Santa Rosalia: "la Santuzza"- Il Viaggio in Sicilia

Storia e culto di Santa Rosalia: “la Santuzza”.

Patrona di Palermo e protettrice della Sicilia.

Rosalia Sinibaldi nasce a Palermo nel 1128. Fanciulla di nobilissime origini e pertanto di ricca famiglia: il padre discendeva da Carlo Magno e la moglie era imparentata con il re normanno Ruggero.
Visse la gioventù tra gli agi della corte normanna, finché un episodio fortuito non cambio radicalmente la sua vita: il conte Baldovino, durante una battuta di caccia, salvò la vita al Re Ruggero, attaccato da una bestia feroce. Il re normanno fu immensamente grato al giovane, promettendogli qualunque ricompensa. La richiesta del conte Baldovino fu proprio la giovane Rosalia, che gli fu così promessa in sposa. La giovanissima Rosalia non perse tempo e non volle pensare neppure un istante alla possibilità di andare in sposa al conte, e all’indomani della richiesta, si taglio le sue bionde trecce e prese i voti.

Inizialmente la ragazza si rifugiò presso il monastero delle Basiliane a Palermo, ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto a causa delle continue visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano di dissuaderla dal suo intento. Decise quindi di trovare rifugio presso una grotta nei possedimenti del padre, che aveva visitato da fanciulla, presso Bivona. La sua fama intanto si diffuse presto e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio. Un giorno la grotta fu trovata vuota e successivamente si venne a sapere che aveva deciso di tornare a Palermo occupando una grotta sul Monte Pellegrino per sfuggire ai pellegrini e trovare un rifugio silenzioso. Ma anche lì ben presto la sua fama la rese celebre ed iniziarono i pellegrinaggi, il 4 settembre del 1165 venne trovata morta dai pellegrini, a soli 37 anni.

Il miracolo di Santa Rosalia

Nel 1624 Palermo fu minacciata da una terribile epidemia di peste, che stava decimando la popolazione giorno dopo giorno. Vari interventi furono invocati, sia religiosi che medici, ma tutto fu vano.
In quel periodo, nel capoluogo siciliano vi era il culto di 4 Sante Patrone, una per ciascun mandamento, poste nelle nicchie centrali dei Quattro Canti, nel cuore del centro città: Santa Ninfa, Santa Cristina, Santa Oliva e Sant’Agata. Tuttavia, le preghiere rivolte loro non sortirono alcun effetto.

Qualche tempo prima, un cacciatore ricevette in sogno la visita di una Vergine, che lo invitava ad andare alla ricerca delle reliquie di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, proprio nei pressi della grotta che ospitò la giovane Rosalia fino alla sua morte.
Il cacciatore armato di coraggio salì sull’imponente promontorio, iniziando di buon animo la ricerca delle ossa.
Una volta trovate, le aveva consegnate all’allora Arcivescovo di Palermo, ma molti dubbi emersero sulla veridicità del racconto e, quindi, delle reliquie stesse.

Mentre la terribile epidemia di “Morte Nera” infuriava; un povero saponaro, Vincenzo Bonelli, che viveva barattando mobili ed aveva perso la moglie proprio per via della peste, decise di farla finita e, salito sulla cima di Monte Pellegrino, stava raccogliendo tutte le energie ed il coraggio per gettarsi di sotto. Proprio in quel momento, una giovane e luminosa figura di pellegrina gli apparve dinanzi, esortandolo a seguire le sue istruzioni: gli disse di scendere dal monte, farsi ricevere dall’Arcivescovo e comunicargli che le reliquie sulle quali con tanti dubbi erano stati sollevati, erano in verità le sue, della giovane Rosalia Sinibaldi, e che non appena queste fossero state portate in processione, la peste sarebbe di colpo terminata. Come prova della verità di quanto detto, la figura profetizzò all’uomo, fino a quel momento rimasto immune all’epidemia, la morte:

E per segno della verità, tu in arrivare a Palermo, cascherai ammalato di questa infermità e ne morrai.

Il povero Vincenzo Bonelli di fronte a tale accadimento non poté far altro che eseguire quanto indicatogli.
L’Arcivescovo riscontrò l’effettivo crollo improvviso delle condizioni dell’uomo, e resi vani tutti i precedenti tentativi, decise di dare credito alle sue parole e portare le ossa in processione lungo le strade della città.
La Peste svanì nel giro di poco tempo, come solo un miracolo sarebbe stato in grado di fare: da allora, nessuno si permise più di dubitare della Santa, che in un sol colpo spodestò le 4 precedenti patrone, assurgendo al ruolo di unica e sola Santa Patrona di Palermo.


Il Culto di Santa Rosalia

Da allora, quasi senza interruzioni, si celebra ogni anno, il giorno 14 e 15 di Luglio, il Festino di Santa Rosalia.

Le celebrazioni consistono in una processione della vara per le vie del Cassaro, Corso Vittorio Emanuele, principale arteria della città. Attraversata Porta Felice, la processione termina a mare, con un tripudio di fuochi d’artificio, a rappresentare il passaggio dall’oscurità (la morte) alla luce (la vita).
Il carro in anni recenti ha assunto la forma di una imbarcazione di colore scuro, a rappresentare le navi dei “turchi” che dal Nord Africa portarono la peste. Il carro è dominato dalla figura della Santa e da ornamenti che contengono la simbologia del nome del suo nome: delle rose ed un giglio (Rosa – Lilium).

Il 4 settembre invece la tradizionale “acchianata” (salita sul Monte Pellegrino), conduce i devoti al Santuario in circa un’ora di scalata a piedi.

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